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Perché abbiamo scelto integratori Made in Italy

Nel settore degli integratori alimentari, la differenza non la fanno solo le formulazioni o il marketing, ma soprattutto il quadro regolatorio entro cui un prodotto nasce. L’Italia, e più in generale l’Unione Europea, applica uno dei sistemi di controllo più rigorosi al mondo, fondato su norme che definiscono in modo puntuale ingredienti ammessi, limiti di sicurezza, tracciabilità e responsabilità del produttore. È un modello che privilegia la tutela del consumatore e che rende il Made in Italy un vero marchio di garanzia.

A cura di Redazione Lynda

Sicurezza e qualità: Italia (EU), UK e US a confronto 

La disciplina europea parte dalla Direttiva 2002/46/CE sugli integratori alimentari, recepita in Italia con il D.Lgs. 169/2004, che stabilisce cosa può essere definito integratore, quali vitamine e minerali sono ammessi e in quali forme (il testo è consultabile su EUR-Lex). A questo si aggiunge il Regolamento (CE) 178/2002, che introduce il principio della rintracciabilità completa lungo tutta la filiera e definisce le responsabilità degli operatori del settore alimentare. Fondamentale anche il Regolamento (UE) 1169/2011 sull’etichettatura, che impone trasparenza su ingredienti, allergeni, dosaggi e avvertenze.

In Italia, ogni integratore deve essere notificato al Ministero della Salute prima dell’immissione in commercio, attraverso una procedura che consente all’autorità di verificare la conformità del prodotto (linee guida ufficiali consultabili qui). Questo sistema di pre‑market control è uno dei più severi a livello internazionale e garantisce che nessun integratore possa essere venduto senza un controllo preliminare dell’autorità sanitaria.

Il confronto con Paesi extra‑UE evidenzia differenze sostanziali: 

  • nel Regno Unito, dopo la Brexit, gli integratori rientrano nei food supplements regolati dal Food Supplements (England) Regulations 2003. Tuttavia, il sistema britannico non prevede una notifica preventiva equivalente a quella italiana e il controllo è prevalentemente post‑market, con responsabilità primaria in capo al produttore. Questo significa che un integratore può essere commercializzato senza una valutazione preventiva da parte dell’autorità competente.
  • negli Stati Uniti, la normativa DSHEA (Dietary Supplement Health and Education Act, 1994), stabilisce che gli integratori sono considerati una categoria di alimenti e non richiedono approvazione preventiva della FDA. L’agenzia interviene solo in caso di problemi, segnalazioni o rischi per la salute. Anche le structure/function claims non richiedono autorizzazione preventiva, purché accompagnate dalla nota di esclusione FDA. È un modello più permissivo, che favorisce la rapidità di mercato ma espone a una maggiore variabilità qualitativa e a un rischio più elevato di contaminazioni, ingredienti non dichiarati o claim non supportati da evidenze.

In questo contesto, la scelta di Lynda di produrre integratori interamente in Italia rappresenta un impegno concreto verso la sicurezza del consumatore e la qualità del prodotto. Significa anche operare all’interno di un sistema che impone: 

  • controlli rigorosi sulle materie prime
  • verifiche microbiologiche e chimico‑fisiche
  • stabilità del prodotto
  • tracciabilità di ogni lotto 
  • conformità normativa verificata prima della commercializzazione. 

Significa quindi aderire volontariamente agli standard più elevati disponibili a livello globale.

In un mercato in cui la fiducia è un valore competitivo, il Made in Italy non è un’etichetta: è una garanzia. È la scelta di un modello produttivo che mette al centro la salute del consumatore, la trasparenza e la responsabilità scientifica. Ed è il motivo per cui Lynda ha scelto l’Italia come luogo di produzione: perché quando si parla di integratori, la qualità non è negoziabile.

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