C’è un’età in cui il nostro invecchiamento accelera e fa un salto in lungo. Non ce ne accorgiamo subito, ma per molte donne, questo salto si sovrappone proprio agli anni della transizione menopausale. Una nuova ricerca condotta su quasi 5.000 donne nell’ambito dello storico Nurses’ Health Study di Harvard, e pubblicata sulla rivista scientifica GeroScience, aiuta a capire meglio cosa possiamo fare, concretamente, in questa fase. E la risposta, ancora una volta, passa dal piatto.
A cura di Redazione Lynda. Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Scapagnini, Docente di Nutrizione Clinica presso l’Università del Molise e co-autore dello studio.
Longevità: cosa hanno scoperto i ricercatori
Il team ha misurato la lunghezza dei telomeri, le “estremità protettive” dei nostri cromosomi, che si accorciano con il passare del tempo e sono considerati uno dei biomarcatori più affidabili dell’età biologica, in migliaia di donne, mettendola in relazione con il consumo abituale di flavonoidi, i composti vegetali dall’elevato potere antiossidante, responsabili in gran parte del colore di frutta e verdura.
Il dato più interessante riguarda le donne sotto i 55 anni. In questa fascia d’età, chi consumava più antociani – la famiglia di flavonoidi che dà il colore viola-rosso a mirtilli, more, ribes e frutti di bosco in generale – aveva telomeri significativamente più lunghi rispetto a chi ne consumava meno.
Tradotto in anni di invecchiamento biologico, la differenza tra chi ne assumeva più frutti rossi-neri – circa due porzioni a settimana – e chi ne assumeva di meno corrispondeva a circa 6-7 anni di “giovinezza” in più. Il segnale più forte, poi, si osservava proprio nelle donne ancora in fase premenopausale: qui l’associazione tra antociani e lunghezza dei telomeri era la più netta di tutto lo studio.
Quando si inizia ad invecchiare?
La ricerca sull’invecchiamento ha dimostrato che il nostro corpo non invecchia in modo lineare e progressivo, ma “a gradini”. Esistono due momenti identificati dai ricercatori, intorno ai 44 e a circa 60 anni, in cui l’organismo subisce un cambiamento più marcato e concentrato nel tempo. Ed è proprio nella prima di queste due fasi che si colloca, per molte donne, il passaggio dalla fertilità alla premenopausa.
Si tratta di un periodo di tempo, chiamato “finestra di opportunità”, in cui le scelte quotidiane – alimentazione, attività fisica, gestione dello stress – hanno un impatto proporzionalmente più grande sulla traiettoria del nostro invecchiamento futuro, anche in termini di rischio di patologie croniche legate all’età.
In pratica, la ricerca sembra indicare che alcune sostanze contenute negli alimenti hanno un effetto misurabile sulla nostra biologia:
- frutti di bosco e alimenti ricchi di antociani: mirtilli, more, ribes, ma anche melanzana con la buccia, cavolo rosso assunti con regolarità, non occasionalmente. Anche poche porzioni a settimana sembrano fare la differenza.
- frutta e verdura colorata: fonte ricca di polifenoli, che agiscono anche su altri fronti tipici della transizione menopausale, dal controllo della glicemia – utile perché dopo il calo degli estrogeni il rischio di sindrome metabolica aumenta -, al cosiddetto brain fog, l’offuscamento mentale che molte donne notano proprio in menopausa.
Tuttavia è importante sottolineare che lo studio è cross-sezionale, quindi fotografa un’associazione e non dimostra un rapporto di causa-effetto diretto, pur restando comunque uno dei tasselli più solidi finora raccolti su un tema – l’alimentazione come leva di longevità femminile – su cui la ricerca è sempre più orientata.
Fonte: Li, S., De Vivo, I., Davinelli, S. et al. Flavonoid intake and telomere length attrition among middle-aged women: a cross-sectional analysis of the Nurses’ Health Study. GeroScience (2026). https://doi.org/10.1007/s11357-026-02126-w